Per quanto riguarda gli standard, le difficoltà sono dovute alla vastità della materia: tanto tecnologicamente quanto metodologicamente si aprono scenari nei quali è difficile orientarsi; guru delle diverse università e vendors delle più disparate ditte si contendono la verità su come impostare e fare funzionare un sistema didattico, al punto che è difficile trovare un punto di riferimento che sia base per un giudizio chiaro.
Ha senso, a questo punto, parlare di standard perché sono il risultato dell’esperienza maturata da chi già da anni sperimenta queste tecniche e metodologie. Se la formazione a distanza fosse un processo didattico nel quale le conoscenze pregresse dell’istituzione formativa, unite con le nuove tecnologie, fossero necessarie e sufficienti per aver successo, probabilmente non sarebbe nato alcuno standard; ogni soggetto erogatore di formazione avrebbe creato e custodito gelosamente il proprio, come oggi ci si comporta con i modelli didattici ed educativi.
La realtà ha dimostrato il contrario. Soprattutto dal punto di vista economico, la realizzazione di materiali didattici e piattaforme di FAD secondo sistemi chiusi e proprietari ha portato ad investimenti eccessivi, non giustificabili con l’apprendimento ottenuto. Dal punto di vista metodologico, i sistemi proprietari obbligano ad un basso livello di riutilizzabilità di quanto creato.
Risulta quindi, almeno in prima battuta, relativamente facile decisione l’aderire ad uno standard internazionale piuttosto che sviluppare un proprio modello; vedremo tuttavia che questa operazione non è di semplice realizzazione, richiede investimenti soprattutto in termini di formazione.
L’adesione agli standard comporta indubbi vantaggi dal punto di vista della interoperabilità, consente di ‘dare un futuro certo’ a quanto viene creato/sviluppato; esiste un vantaggio non immediatamente percepibile sul quale vorremmo soffermarci, che riguarda il cambiamento indotto nell’istituzione formativa.
Non è facile capire e padroneggiare le conoscenze sulla standardizzazione nella FAD: devono essere fatti parecchi distinguo, ci vuole una certa conoscenza, anche tecnica, dei sistemi di formazione; le norme risultano ad una prima analisi complesse, vaste, dalla non chiara applicazione.
Dobbiamo tuttavia ricordare che tali norme sono risultate da quel passaggio prima citato da sistemi FAD non ben funzionanti verso sistemi dal risultato più certo; il lavoro fatto nel definire, separare, catalogare il processo di formazione a distanza per poi applicare ai singoli passaggi le norme è di per sé una conoscenza profonda del sistema; questo significa che nello studiare gli standard ed il loro ambito di occupazione si ottiene una conoscenza di sistema utile anche quando non venga applicata in primis la fad nell’istituzione formativa.
Ciò può essere utile ben oltre il mondo della fad; allo sguardo attento non possono sfuggire le analogie tra le modalità di progetto / presentazione dei percorsi didattici in diverse regioni e sistemi formativi d’Italia con le modalità di ‘assemblaggio’ dei corsi secondo standard: è facile previsione che gli uni evolvano verso gli altri, dando una specie di ‘vantaggio competitivo’ a chi conosce regole ed impostazioni degli standard.
Conoscere l’evoluzione del processo di standardizzazione, gli ambiti e le modalità di applicazione costituisce una base utile per conoscere quanto è stato fatto finora, per evitare gli errori altrui, seguirne i consigli migliori ed evitare di farsi ingannare dai paradossi sulla formazione in rete.